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Il carnevale dell'orso, l'orso di Sfojass di Cunico

Solo negli anni dispari - Cunico (AT)
Il carnevale dell'orso, l'orso di Sfojass di Cunico a Cunico

A Cunico, un piccolo paese dell’astigiano, il protagonista del carnevale è una figura un po' animale e un po' vegetale. Si tratta dell’Orso di sfojass, una maschera che rappresenta un orso rivestito di foglie di meliga inumidite e opportunamente arricciate.

La maschera porta con sé, oltre al suo bagaglio di foglie secche, un intero patrimonio culturale. L'orso è protagonista anche di un modo di dire: "se a sant'Ors l'ors al suva èl pajon, per quaranta dì al va a baron" e cioè: se a sant’Orso l’orso asciuga il pagliericcio, per quaranta giorni il tempo sarà cattivo. Il proverbio, come la maschera, ci riporta alla credenza dell’orso lunare, che esce dalla tana nella notte del 1° febbraio e, osservando la posizione della luna, capisce se la primavera è in arrivo o meno. Nello stesso giorno si festeggia: Sant’Orso.

All'orso appena arrivato in piazza veniva urlato: orso marino, fai sentire la tua voce! L’animale rispondeva inferocito, urlando. L’aggettivo marino alludeva al vento caldo che in piemontese si chiama "Marin", che soffia nei primi giorni di febbraio e che prelude al rinvigorirsi dell’inverno rei giorni successivi. I contadini, perciò, temono questo vento ingannatore, proprio come temono l’interpretazione della luna da parte dell’orso: da essa dipenderà il finire dell’inverno e l’arrivo della bella stagione.

Questo antico rito viene ancora ripetuto a Cunico, con un percorso teatralizzato. I personaggi del carnevale che sfilano davanti agli occhi del pubblico lo rendono partecipe di un’azione ancestrale, radicata quanto il dileguarsi dell’inverno a primavera.

Ecco che compaiono, in un susseguirsi di azioni teatrali lungo le vie del paese, le Quaresime (gli uomini travestiti da donne), l’Orso e i selvatici che lo accompagnano, i domatori e i contadini (le donne travestite da uomini). L’Orso in fuga, che appare in diversi luoghi del paese e in un susseguirsi di inseguimenti è catturato, addomesticato e costretto a ballare in una danza collettiva, un rito che coinvolge tutto il pubblico.

E ancora, dopo la danza, l’atto di compassione e il testamento dell’orso e la sua fuga definitiva nelle campagne e nei boschi verso la sua natura selvatica. La festa volge al termine. Restano, sul selciato, la coda dell’orso e alcune foglie di meliga che bruciano in un falò al centro della piazza.

Il pubblico, intorno, si scalda mangiando polenta e sorseggiando vin brulé, preparati dalla Pro Loco del paese, in attesa del ritorno dell’Orso, tra due carnevali.

Il Carnevale di Cunico si tiene negli anni dispari.


Per maggiori informazioni

Sito Comune di Cunico


Ultima modifica 23/01/2019 ore 11:52


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